“L’ANGELO CADUTO … NELL’OMBRA DELLA MATERIA”

L'angelo Caduto

Relazione presentata al seminario “IL CORPO E IL SACRO” svoltosi ad Asolo a giugno 2013, organizzato dall’associazione nazionale di Ecobiopsicologia.

Una premessa. Ho scelto di sviluppare questo argomento perché l’Angelo Caduto è tendenzialmente un tema associato al “corpo e alla dimensione materiale” della vita, dimensioni  sacre che racchiudono in sé un “sapere” numinoso e abissale tendente a rivelarsi  sul piano della coscienza. Tale manifestazione avviene appunto nella “realtà del sacro” mediante gli “intrecci” delle analogie e del simbolo. Tale riflessione è il tentativo di rispondere alle seguenti domande: qual è il significato del mito  di Lucifero? Cosa rappresenta? Qual è la sua funzione? Quale rapporto esiste con il tema della conoscenza e della materia?

La trasformazione della coscienza verso uno stato  neghentropico di maggior ordine e complessità  implica il confronto, mediato dal simbolo, con immagini  archetipiche o con situazioni “stra – ordinarie”, cioè fuori dall’ordinario  spazio – tempo dell’Io (ad esempio i rituali). Queste “realtà” archetipiche e trascendenti  si manifestano simbolicamente anche nelle narrazioni mitologiche che descrivono il Tempo e lo Spazio dell’irruzione del Sacro.  È attraverso una visione metafisica della vita che la mente umana può accedere alla conoscenza dell’origine del mondo e dell’uomo stesso. Sul piano operativo si tratta di “affacciarsi” al “Mundus Imaginalis” integrando il metodo osservativo tipico della scienza attuale con il metodo del simbolo e dell’analogia vitale che apre alla percezione dell’ineffabile, del mistero e degli archetipi.

L’ermeneutica ecobiopsicologica recupera però non solo l’ultravioletto del subconscio creativo spirituale (della visione junghiana) ma anche contemporaneamente l’infrarosso della filogenesi, cioè l’evoluzione  del corpo, e della materia in generale, considerate  come manifestazioni  simboliche concrete della totipotenza numinosa dell’Archetipo creatore (Coscienza Cosmica) . Il metodo analogico lo ritroviamo operante nel pensiero magico – religioso  il quale più che sul principio di causalità o di non contraddizione si regge sulla regola delle corrispondenze analogiche. A partire dal dato percettivo sensibile si crea un’apertura verso la vera Realtà che può tuttavia essere solo immaginata: la realtà trascendente e numinosa della Coscienza Cosmica; potremmo dire la Realtà analogica del Sé. È a partire da questa modalità unificante di pensiero  e di sentimento che per la mentalità arcaica il mondo diventa  ordinato cioè un Cosmo Sacro.

Da queste premesse ci muoviamo per esplorare il mito dell’ Angelo Caduto cominciando dai riti di iniziazione dove egli appare sottoforma di aspetti demoniaci diversificati strettamente legati alla concretezza della natura. Per poi accedere a quel Mondo delle immagini dove l’attività di archetipo  si esprime nella sua  simbologia specifica.

Iniziazione e tensione verso trasformazione

M. Eliade nei suoi studi sulle religioni e sul sacro ci ha mostrato come la maggior parte delle prove iniziatiche comporti una “morte” rituale seguita da una resurrezione o da una nuova nascita.  La “morte” corrisponde al ritorno provvisorio al Caos, al disordine lontano dal centro del mondo, dall’Axis Mundi . Per il neofita è la fine di un modo di essere, ad esempio dell’irresponsabilità e dell’ignoranza del bambino. Ne consegue, attraverso una guida, la partecipazione alla vita spirituale superiore, al sacro, alla conoscenza della cosmogonia.  La morte iniziatica è spesso raffigurata simbolicamente dall’entrare in rapporto con le tenebre, dalla Notte cosmica, dalla matrice tellurica (la capanna, il ventre di un mostro, ecc.). Non è un annientamento ma piuttosto una regressione ad una modalità latente, ad uno stato complementare rispetto al “Caos” pre-cosmogonico. È un ritorno alle origini rappresentato simbolicamente attraverso esperienze rituali concrete nel qui ed ora che fanno riferimento al Tempo Mitico, sempre presente per l’uomo arcaico. Nei diversi tipi di iniziazione (riti di pubertà, riti d’ingresso in società segrete, riti sciamanici) possiamo rintracciare in generale due linee di percorso opposte: l’ascensione al cielo (l’albero, il centro, l’Axis Mundi); la discesa agli inferi (il ventre di mostri marini, le viscere della terra, il regno dei morti, i mostri che divorano e che smembrano il corpo dell’iniziato).  Scendere agli inferi comporta fatica, sofferenza, paura  e tensione emotiva. Ma

“L’aldilà è anche il luogo della scienza e della saggezza. Il Signore degli Inferi è onnisciente, i morti conoscono l’avvenire. In certi miti e saghe l’eroe discende agli Inferi per acquistare la saggezza ed ottenere conoscenze segrete” (M. Eliade 1974).

È il caso degli sciamani e delle loro esperienze di mediazione con il mondo trascendente degli spiriti o delle divinità.  Nella formazione dello sciamano la funzione delle sofferenze fisiche e/o delle tensioni emotive  sono legate al significato simbolico religioso che questi vi annette e assume come prove indispensabili alla sua trasformazione spirituale. Possiamo  anche aggiungere che  “… non  vi è trasmutazione spirituale senza un contemporaneo riflesso corporeo” (Frigoli 2005). Oggi la via degli Inferi è la via dell’inconscio. Le iniziazioni da rituali strutturati sono diventate possibili percorsi interiori, processi psicosomatici interni, dove la profondità della caverna è divenuta la profondità dell’inconscio, dove i demoni sono diventati emozioni, impulsi, istinti. La trasformazione della coscienza comporta ancora l’esperienza di tensioni interne: l’integrazione  di esperienze affettive, emotive, e somatiche; l’assimilazione di conoscenze mediante un processo di simbolizzazione di tali esperienze concrete. Descrivendo la pratica dei simboli in senso ecobiopsicologico D. Frigoli afferma, che per la mente:

“Quando il simbolo è tenuto “sospeso” psichicamente nella sua dimensione ancora sconosciuta di sintesi tra l’aspetto infrarosso e quello ultravioletto, allora si determina nella coscienza, … , una tensione psichicamente energetica, che induce l’inconscio ad operare a sua volta in modo sintetico”. Aggiunge che “… questa tensione psichica determina lo sviluppo di precise esperienze intuitive  che orientano la coscienza in un senso neghentropico, …”. (Frigoli 2005).

La tensione psichica è quindi un elemento necessario per una nuova sintesi! In altre parole potremmo dire che, in un’esperienza strutturata capace di contenere la tensione (un percorso rituale o … psicoterapico), la “morte” simbolica e transitoria dell’Io, una sorta di “sospensione” relativa della coscienza ordinaria, è necessaria per entrare in rapporto con aspetti inconsci che lo trascendono. In una tale esperienza qualcosa di vecchio muore per lasciare spazio a qualcosa di nuovo mediante assimilazione e integrazione. Sofferenza, separazione, tensione, male, inferi, tenebre, sono alcune esperienze, idee e immagini legate alla simbologia del Diavolo, di Lucifero, dei suoi demoni.  Il quale ha un suo ruolo nel processo vitale inteso come infinita espansione e trasformazione della Coscienza Cosmica.

Il volto di Lucifero

Lucifero, Diavolo, Satana, Belzebù, Mefistofele, Baphomet … Esistono altre decine di nomi e di immagini simboliche che rappresentano questa manifestazione archetipica, mettendone in risalto  elementi significativi diversi. L’analisi dell’iconografia diabolica fa pensare a come Lucifero rimandi inizialmente più ad elementi legati alla manifestazione di natura concreta e materiale piuttosto che a questioni  di natura psicologica, spirituale e morale, per altro implicite. Ad esempio tra i Sumeri spesso le creature demoniache erano associate ad effetti concreti della natura (malattie, fenomeni atmosferici ecc.). L’iscrizione di una statuetta in bronzo raffigurante il demone Pauzuzzu recita: Io sono Pauzuzu, figlio di Hanpa. Il re degli spiriti malvagi del vento che sorge all’improvviso dalle montagne.

Secondo la Bibbia  e gli scritti dei Padri della Chiesa, in origine Lucifero era l’arcangelo più bello, più splendente e più vicino a Dio; veniva chiamato appunto Lucifero che significa “portatore di luce”. Proprio per questa sua vicinanza credette d’essere non solo come Dio, ma più potente dell’Onnipotente stesso, come è scritto:“Similis ero Altissimo”, cioè “Sarò simile all’Altissimo”Isaia, 14,14). Peccò così di blasfema superbia e si ribellò al volere di Dio.

 “Scoppiò quindi una guerra nel cielo: Michele i suoi angeli combattevano contro il drago. (…). Il grande drago , il serpente antico, colui che chiamiamo il Diavolo o Satana e che seduce tutto il mondo, fu precipitato sulla terra e con lui furono precipitati anche i suoi angeli”.

(Apocalisse 12,7-9).

Quindi, all’origine della storia umana o dell’universo  c’è la “caduta”, una separazione, una differenziazione, un passaggio dall’uno al due, premessa per l’esistenza degli opposti e delle relative tensioni. L’angelo caduto dal cielo, insieme a tutto il suo esercito di angeli, è forse una metafora della Luce dell’Assoluto (la Coscienza Cosmica) che si divide e si differenzia nell’evoluzione dei mondi, lungo il raggio di creazione, fino all’Uomo. Qui lontano dalla Luce dell’Assoluto, gli angeli diventano “orribili demoni”. La caduta indicherebbe proprio la discesa dello spirito nella materia. Una prima riflessione pone un legame tra Dio, Lucifero e la Creazione . Lo Spirito Luce di Dio, attraverso i suoi angeli-demoni, si è fatto “Materia-Ombra -Tenebra” all’inizio della creazione. È l’Angelo di luce che è “caduto” nella “materia”. Si trasformato, condensato, … è un “precipitato”. Seguendo il principio degli opposti, il Portatore di luce è   quindi l’”Ombra di Dio”, è l’anticristo complementare al Cristo.

Dio, il Diavolo e la Creazione

L’angelo Caduto, come Diavolo, simbolicamente esprime quella tendenza  universale alla separazione , alla differenziazione, senza la quale l’universo stesso non si manifesterebbe. Secondo Böhme, in Dio è presente una polarità di forze contrapposte. Egli afferma :

« L’Uno, il “Sì”, è puro potere, è la vita e la verità di Dio, o Dio stesso. Dio però sarebbe inconoscibile a Se stesso e in Lui non vi sarebbe alcuna gioia o percezione, se non fosse per la presenza del “No”. Quest’ultimo è l’antitesi, o l’opposto, del positivo o verità; esso consente che questa divenga manifesta, e ciò è possibile solo perché è l’opposto in cui l’amore eterno può divenire attivo e percepibile. » (Jacob Böhme, Questioni teosofiche).

La vicenda della caduta di Lucifero è in qualche modo vicina a quella di Adamo ed Eva osserviamo come entrambi disobbediscono direttamente o indirettamente a Dio (il Dio ebraico Yahweh).  Entrambi per un peccato di orgoglio e di superbia. Notiamo che mangiare dell’albero della conoscenza, su suggerimento del serpente (Saraf che in ebraico significa anche “bruciante” – Serafino), comporta l’uscita da uno stato paradisiaco di comunione con il Tutto per intraprendere la “via propria dell’uomo” cioè la conoscenza. Infatti dal punto di vista della Gnosi potremmo  dire che,  disobbedendo al comando del Signore (Yaldabaoth – il Dio ebraico Yahweh ) Adamo, conobbe la Verità cioè che al di sopra di Yaldabaoth c’era l‘UNO, supremo inconoscibile, ed il mondo reale del PLEROMA.

ABRAXA: simbolo di Totalità

Abraxa (nei testi gnostici di Basilide) significa “Dio”, Totalità indistinta o Pleroma. Esso unisce gli opposti: dio e il demonio, luce e ombra, bene e male, realtà e irrealtà, creatività e distruttività (Frigoli, 2005). Quindi nella Totalità è contenuta quella “forma” archetipica  che nella coscienza  collettiva  si manifesta simbolicamente come Demonio, Satana, malvagio,  Lucifero.

L’immagine di Abraxa rimanda i seguenti significati simbolici. Il gallo è legato al mattino e al Sole. Rappresenta la vigilanza, l’attenzione e, nel cristianesimo esoterico, alla resurrezione. Il gallo saluta il Primo Sole, che emerge dalle tenebre; è emblema del Cristo di cui pone in particolare rilievo il simbolismo solare: luce e resurrezione. I serpenti rappresentano sia l’energia nella sua forma pura ma anche una conoscenza arcana, profonda ed abissale. Nell’immaginario gnostico rinviano, oltre che alla primitiva superiore conoscenza sul bene e sul male capace di liberare l’uomo dalla dorata prigionia demiurgica nel paradiso terrestre, anche alla potenza sessuale al suo stato primordiale. La frusta è un antico simbolo egizio di potere, di dominazione e di punizione. Infine lo scudo è associato simbolicamente al tema della protezione . L’associazione di frusta- scudo evoca la completezza di Abraxa in grado di dispiegare il proprio supremo potere, ed immune ad ogni altro potere.

Jung parla di Abraxa ne “ I Septem Sermones ad Mortuos”, dove inizia a concepire  il tema degli opposti, della loro integrazione  e  bilanciamento. Tale integrazione in chiave gnostica è il disvelamento di Abraxas; attraverso la conoscenza, in chiave analitica corrisponde alla presa di coscienza dell’Ombra, il ‘lato oscuro della nostra totalità psichica. Dice Jung:

….Duplice è il potere di Abraxas. Ma voi non lo vedete, perché ai vostri occhi gli opposti in conflitto di questo potere si annullano … Ogni cosa che chiedete supplicando al Dio sole genera un atto del demonio. Ogni cosa che create col Dio sole dà al demonio il potere di agire. Questo è il terribile Abraxas. (dal Sermone III).

L’opus alchemico è pericoloso. Già all’inizio si incontra il “drago”, lo spirito ctonio, il “demonio”, la magrezza, la nigredo, come la chiamavano gli alchimisti, e questo incontro provoca sofferenza. Ovvero in termini psicologici, l’anima cade in preda alla melanconia, è imprigionata nella lotta con l’Ombra.

In sintesi abbiamo visto come le iniziazioni comportano un’ esperienza di tensione psicoemotiva legata alla discesa agli inferi e al rapporto con gli aspetti demoniaci; è un ritorno alle origini, (regressus ad uterum). Lucifero – Diavolo è rappresentato originariamente come un esperienza vicina alla natura, ai fenomeni atmosferici, alla vita animale, “materiale”, un simbolo della “materia” come “tentazione” che distrae la Psiche – Anima” dalla Verità dello Spirito Creatore. Attraverso Jung  abbiamo visto la pericolosità ma anche la necessità di rapportarsi  all’Ombra “diabolica”  per realizzare l’Opus Alchemico. Ci siamo soffermati brevemente sul simbolo gnostico ABRAXA dove il Serpente – Lucifero è un elemento che fa parte dell’Uno, della Totalità; egli, Lucifero, partecipa (attraverso la sua caduta) a quella originaria differenziazione (dia-bàllein) della Totalità, che è la Cosmogonia. Ed è presente anche nella Genesi, con la sua tentazione  accolta da Adamo ed Eva la quale darà inizio ai tormenti dell’Anima umana, ostacoli da superare liberamente per ritrovare, attraverso la Fede e la Sapienza , la propria unità originaria.

Pistis Sophia

            Ci accostiamo ad un antico manoscritto dei primi secoli dopo Cristo in cui viene narrato un percorso iniziatico dell’anima: il testo Pistis Sophia. Le due parole greche, ci riconducono nel  contesto  gnostico e hanno un significato ampio e profondo: Pistis che significa fede e Sophia che significa sapienza. Il testo, in lingua copta, chiamato anche Libro del Salvatore, è suddiviso in quattro libri, probabilmente scritto a più mani tra il II e III secolo d.c.. Contiene una rivelazione segreta di Gesù Risorto ai discepoli in assemblea durante – secondo gli autori – gli undici anni successivi alla sua resurrezione. Qui il Risorto si fa conoscere veramente e spiega i misteri dell’universo. Perduto per secoli, è stato acquistato nel 1772 dal bibliofilo A. Askew ed ora si trova al British Museum.  Nel testo Pistis Sophia ritroviamo sia il tema della “Caduta” sia quello della “Coscienza Luminosa”, che simbolicamente rappresentano due valenze di Lucifero (qui chiamato l’Arrogante).

Il titolo fa riferimento ad una “entità luminosa” Caduta, Penitente e “Restaurata” e la struttura dell’universo simbolico  in cui si svolge la vicenda di Sophia è molto complessa. Nella visione gnostica il mondo materiale è diviso sia ontologicamente che fenomenologicamente dalla sfera divina (Pleroma), che è un luogo atemporale ed adimensionale preesistente ad ogni cosa.

Sinteticamente all’apice dell’universo vi è un Dio ineffabile, infinito, inaccessibile, che costituisce il grado supremo dell‘Essere. Attorno a lui vi sono tre spazi nei quali si trovano i più grandi misteri ai quali l’uomo possa accedere. Al di sotto del mondo dell’ineffabile e inaccessibile si trova il mondo della Luce Pura con tre immense regioni. Al di sotto del mondo della luce pura abbiamo il Mondo degli Eoni (anch’esso suddiviso in tre regioni) che è caratterizzato dalla commistione tra luce e materia, effetto della rottura dell’originaria integrità; è il mondo del drammatico scontro tra luce e tenebre, tra bene e male.

Secondo cosmogonia gnostica all’inizio c’era la Profondità, la Pienezza dell’Essere, il Primo Padre, la Prima Fonte, il Dio sconosciuto. Questo qualcosa di indefinibile ed infinito era qualcosa di insondabile, di inconoscibile, spiritualità pura. Da questa fonte di ogni essere emanarono un certo numero di puri esseri di spirito, gli Eoni. Questi Eoni appartengono al mondo puramente ideale, noumenale, inintelligibile. Insieme con la fonte che li ha emanati formano il Pleroma. La transizione dall’immateriale al materiale, dal noumenale al fenomenale, è provocata da un difetto, o una passione, o un peccato, in uno degli Eoni. Dal Pleroma deriva per degenerazione il mondo materiale, ordinato da un Demiurgo inferiore.

Questa antica visione sulla creazione dell’universo ha qualche similitudine con le moderne cosmogonie. Maria Pusceddu, nel testo “Gioco di Specchi” ci ricorda come

A partire da un non tempo e un non luogo che precedeva il Big Bang, alle origini dell’universo irruppe una immensa radiazione; quando di lì a poco una parte dell’energia primordiale si condensò in materia si esplicitarono ad un tempo la luce e l’ombra” (Pusceddu 2010).

Mi vengono in mente alcune altre analogie dove la tendenza alla separazione è indispensabile ad una nuova sintesi successiva: il parto, per la nascita di un nuovo individuo; le divisioni e le differenziazioni cellulari; l’azione dei succhi gastrici e degli enzimi digestivi; i processi catabolici essenziali per quelli anabolici; il pensiero analitico che precede quello sintetico; … la “morte” che nella visione religiosa precede la nuova “vita”…

L’anima dell’uomo, che contiene una scintilla della luce divina (della Prima Fonte spirituale), si trova a sua volta perduta nel corpo. Per salvare l’uomo Dio invia un altro Eone, Gesù il Salvatore. Gli iniziati potranno ancora salvarsi risalendo dopo la morte al Pleroma, con un viaggio a ritroso cui corrisponde un progressivo “abbandono degli aspetti materiali corporei” e parallelo sviluppo della coscienza. Vediamo un frammento del testo Pistis Sophia. All’inizio Gesù trova Sophia al di sotto del tredicesimo eone, cioè nel dodicesimo. Ella è triste a motivo delle sofferenze che le aveva arrecato l’Arrogante. Sophia ,

“… quando si trovava nel 13º eone (per ordine del primo mistero) guardò verso l’alto: vide la Luce della cortina del Tesoro della luce, e bramò giungere in quel luogo”… “Smise, però, di eseguire il mistero del 13º eone, inizio a lodare la luce dell’alto” … “siccome lei lodava il luogo dell’alto, tutti gli arconti la odiarono perché aveva abbandonato i loro misteri e aveva bramato di andare in alto per trovarsi al di sopra di loro. Si irritarono contro di lei e la odiarono … Anche l’Arrogante (il disobbediente) si irritò e si alleò con gli arconti . Egli emanò da sé una grande forza dall’aspetto di Leone e una quantità di altre emanazionimateriali molto vigorose, e le inviò nei luoghi inferiori, nelle parti del caos, affinché insidiassero Pistis Sofia e le togliessero la sua forza poiché … era invece sempre triste e bramosa della luce che aveva visto”. – “… l’Arrogante … Perseguitava Sophia nel 13º eone affinché guardasse verso le parti inferiori e vedendo in quel luogo la di lui forza luminosa dall’aspetto di Leone, la bramasse, andasse in quel luogo e le fosse così tolta la sua luce”. Sophia guardò verso il basso e si diresse in quel luogo ignorando che fosse la luce dell’Arrogante, fu così privata della sua luce e la sua materia gettata nel Caos. “… qui diventò un Arconte dalla faccia di leone, metà fuoco e metà tenebre cioè Yaldabaoth del quale vi ho più volte parlato.”

La figura di Jaldabaoth corrisponde bene al Demiurgo, che nella filosofia platonica rappresenta il mediatore tra il mondo delle idee e la materia.  Jaldabaoth, ignaro di tutto ciò che era al di sopra di lui, creò questo Universo. In sintesi Pistis Sophia rappresenta il devoto, l’iniziato, l’adepto, ed in questo modo anche tutta la promanazione eonica della creazione nella quale l’anima umana, “caduta e imprigionata, nel caos della materia”, trova l’opportunità di riscattarsi e di risalire per tornare nel seno del Dio ineffabile, infinito e inaccessibile.  Il manoscritto descrive un’esperienza iniziatica dell’Anima verso la conoscenza dell’Assoluto, esperienza necessaria per ritrovare la propria libertà (dagli Arconti, dal “regno della materia”?). D’altro canto la conoscenza del mistero dell’ineffabile, cioè del Gesù risorto, conferisce non solo la conoscenza dell’universo, ma anche, sul piano umano, la conoscenza di sé stessi e la trasformazione del conoscente in Gesù.

Se, secondo la Psicologia del profondo, Gesù simbolicamente rimanda al Sé, il percorso di Sophia , con tutte le sue vicissitudini, rimanda al percorso di individuazione dove il Sé ne è la guida e dove, per il suo compimento, è necessario confrontarsi con l’ombra.

La salvezza gnostica è la redenzione individuale di ogni anima umana ma anche  un processo cosmico. È il ritorno di tutte le cose a quello che erano prima che il “difetto” nella sfera degli Eoni portasse la “materia” ad esistere ed imprigionasse parte della Luce Divina (l’Anima Mundi) nelle cose inferiori. Il processo della salvezza, per il quale  Gesù scese al mondo, consiste proprio in questa liberazione delle scintille di luce. Dunque questo mondo, creato da un Dio inferiore, è visto dallo Gnostico come il Male metafisico: governato dagli arconti, che svolgono il ruolo di giudici e controllori. Gli arconti, con a capo l’Arrogante, creando e governando l’uomo e il “mondo materiale”, grazie al loro “ricordo” dell’armonia e dell’ordine del Pleroma, riproducono le regole occulte del Cosmo. Essi sono le forze istintuali che operano a livello  della Natura, le tensioni emozionali, le pulsioni derivanti dagli istinti, sono i demoni che popolano  l’inconscio, le tensioni degli inferi. Essi rappresentano il maggiore ostacolo al ritorno dell’uomo verso il Dio occulto, poiché la loro opera si esplicita proprio nel soggiogare l’uomo con le loro regole. Distolgono dalla Luce Pura e sottraggono la Forza dell’Anima, turbandola; forza di cui essi stessi hanno bisogno per protrarre il tempo del loro dominio. Funzione degli arconti

In altre parole,  se da un lato possiamo tendere verso la conoscenza di Dio, proprio perché esistiamo come anima incarnata in questo mondo, dall’altro  tale conoscenza può essere ostacolata: dall’ assolutizzazione del mondo dei sensi assunto come Verità. Con conseguenze che allontanano sempre più la psiche dalla Verità del Sé e la rendono dipendente dalla sensorialità del corpo. Il dato percettivo sensibile, infatti, è il punto di partenza per cogliere la molteplicità e non l’unità dell’Essere da cui tutto si manifesta. Infatti … una cosa è la “vista” un’altra è la “visione” .

Per aprirci al divino dentro di noi e  nelle cose, per ritrovare l’unità del Sé, abbiamo bisogno di “Visioni”, visioni simboliche trasformanti. Cioè di transitare con la nostra anima in quel mondo intermedio delle immagini (chiamato Metaxy o Mundus Imaginalis) dove il simbolo opera  come anello di congiunzione tra il mondo della “materia” (l’uomo, l’Io) e quello dello “spirito” (Dio, il Sé, l’Archetipo Creatore). In quel luogo, mediatore di opposti, anche Dio e Lucifero  dentro di noi “appariranno insieme” nell’unità della loro origine (Abraxas).

In virtù del simbolo se per l’uomo arcaico la “natura” è una manifestazione di forze sacre, di realtà trascendenti, in termini ecobiopsicologici, la “natura” (l’universo intero) è la manifestazione simbolica e concreta  dell’operare dell’Archetipo Creatore, è il suo linguaggio, è la manifestazione di un “ordine implicato” inconoscibile direttamente. (D. Bohm in Frigoli 2013).

Le tradizioni ermetiche ci dicono che Satana é un altro nome di “Saturno” in quanto principio della materializzazione dello spirito; è la caduta di Lucifero. (L’aspetto dia-bolico). L’esistenza del “male”, sempre rispetto all’ignoranza umana, è una deviazione dalla Luce primordiale che, avvolta dall’oscurità e riflessa nel disordine della coscienza umana, tende costantemente a farsi giorno. Questa deviazione, per le sofferenze che comporta, può anche essere il modo di conoscere la vera gerarchia dei valori, il punto di partenza per un rinnovamento totale della coscienza.  (Tratto dal Dizionario dei simboli di Jean Chevalier). Non è forse vero che Dante a partire dalla  selva oscura deve attraversare il mondo degli inferi e il corpo di Lucifero per risalire verso il paradiso?

In conclusione la Luce di Dio, lo Spirito, per espandere la propria consapevolezza, scende nella materia,  precipita nei mondi più bassi (negli inferi): è la corporeizzazione dello spirito (il Coagula degli Alchimisti). Ma poi … si ridesta. Per ritornare IN  SÉ nella Luce dell’Assoluto. Così dopo la fase della caduta si presenta la possibilità della risalita, del ritorno tra le braccia del Padre: è la spiritualizzazione della materia, (Il Solve degli alchimisti). Così anche l’Anima umana, sospesa tra il buio del Corpo e la luce dello Spirito, per tendere verso l’unita del Sé,  deve confrontarsi con la materia dell’ombra – con il diavolo che separa – con l’arconte che sottrae forza, con il portatore di luce, perché, come dice Jung, anche se sgradevole, pericoloso e  difficile

“Non ci si illumina immaginando la luce, ma divenendo consapevoli del buio …”


Bibliografia

  • AA.VV., (a cura di D. Frigoli), La forma, l’immaginario e l’Uno, Guerini e Associati, Milano, 1993
  • Centini Massimo, L’angelo decaduto, De Vecchi Editore, Milano 2004.
  • Eliade M., Il sacro e il profano, Bollati B. Ed. Torino 1967
  • Eliade M., La nascita mistica, Morceliana Ed. Brescia 1974
  • Frigoli D. La Fisica dell’anima. Riflessioni ecobiopsicologiche in psicologia, Persiani Editore, Bologna 2013
  • Frigoli D. (a cura di), Intelligenza analogica, Oltre il mito della ragione,, M&B, Milano, 2005
  • Jung C.G., Septem Sermones ad Mortuos, Arktos  Ogero Ed. 1989
  • Pusceddu M., Gioco di specchi “riflessioni” tra Natura e Psiche, Persiani Editore, Bologna 2010
  • Luigi Moraldi (a cura di) Pistis Sophia, Adelphi Ed., Milano 1999
  • Neumann E., Portmann  A., Sholem G., Il rito, legame tra gli uomini, comunicazione con gli dei. “Quaderni di Eranos” – Red Ed., Como, 1991