La “conoscenza” come esperienza psicosomatica creativa

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La prima forma della conoscenza è l’entrare in rapporto concreto con la realtà fisica. Essa è un’esperienza archetipica. Così fa il bambino quando conosce il mondo: introietta, elabora e assimila il cibo; fa esperienza del mondo attraverso il corpo con i suoi sensi; prima elabora le informazioni contenute nella “materia bruta” (cibo) e le informazioni sensoriali poi, quando il suo “apparato per pensare” avrà raggiunto un sufficiente grado di maturità, quelle conoscitive.
Nell’evoluzione di qualsiasi sistema vivente (individuale o collettivo) esiste sempre un rapporto circolare tra in-formazione, crisi e creatività. La creatività intesa come emergenza dal buio di una nuova “forma”: un’idea nuova, illuminante, che può declinarsi in una forma concreta, una nuova soluzione o in una nuova azione.
La crisi è una buia fase di transizione, una disorganizzazione temporanea di uno stato soggettivo o collettivo, e ogni crisi può essere relativamente evitata oppure affrontata riattivando quelle facoltà creative della vita che producono un cambiamento di stato cioè un passaggio ad un livello superiore.
In altri termini la crisi è necessaria all’evoluzione. Dal buio del medioevo emerge una luce rinascimentale, dal buio dell’utero materno “viene alla luce” un nuovo individuo. Dalle emozioni senza nome un nuovo pensiero che le trasforma.
Il processo conoscitivo sul piano mentale è analogo all’alimentazione che è il suo fondamento fisico dal quale emerge. Tuttavia la mente dell’uomo è capace di dare una forma simbolica alle proprie esperienze, di creare nuovi significati e legami inaspettati che, una volta intravisti, gli fanno vivere stupore e meraviglia. Sentimenti che solo l’uomo prova e che lo spingono ad appasionarsi all’oggetto della propria ricerca e creazione, ad andare oltre, a cambiare pur rispettando i propri limiti e partecipando al mondo in cui vive.
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