Disturbi d’ansia

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Dal punto di vista etimologico, il termine ansia deriva dal tardo latino “anxia” (da angere, stringere). Il senso include generalmente definizioni come questa: “stato tormentoso dell’anima, provocato dall’incertezza circa il conseguimento di un bene sperato o la minaccia di un male temuto”, L’ansietà invece (lo stato ansioso) viene così definita: “Inquietudine tormentosa, trepidazione (causate da uno stato di dubbio, di timore o da intensa, violenta bramosia); angustia, affanno, dolorosa apprensione”.

E’ come se  l’ansia fosse  ”la madre di tutte le emozioni”. E’ per questo che è utile differenziare l’ansia dalle altre emozioni ad essa affini. Si tratta di dare un nome alle componenti di un vissuto “vorticoso” e confuso che ostacola la riflessione. Consideranto il fatto che esiste un livello di ansia utile (ad esempio quello che attiva lo studente quando deve preparare un esame), l’ansia patologica blocca qualsiasi attività.

Le funzioni dell’ansia

Cosa accade nel corpo quando siamo ansiosi? Si attiva il sistema dello stress: il sistema simpatico e parasimpatico. Vengono secrete sostanze attivanti, come la noradrenalina, la serotonina; queste sostanze intervengono anche nel sistema nervoso e nel sistema endocrino. In altre parole l’ansia, la paura o l’angoscia “attivano il corpo” in due direzioni: l’attacco o la fuga. L’attacco si può presentare, ad esempio, come esplosioni di rabbia nei confronti di altre persone,  la fuga come evitamento delle relazioni con gli altri.

Esiste una funzione positiva dell’ansia che quella di darci informazioni sul successo o il fallimento attuale e previsto nel raggiungere i nostri scopi. In questo senso, simultaneamente attiva nel nostro organismo per stabilire in modo rapido un equilibrio favorevole.

A volte è difficile distinguere emozioni come angoscia, paura, panico o terrore, c’è comunque una tipica risposta al pericolo (reale o presunto tale). Si può dire che la paura è legata maggiormente le situazioni presenti e a pericoli attuali, l’oggetto della paura è conosciuto. L’ansia, invece, è legata anche ad eventi non immediati e si può sperimentare anche in assenza della consapevolezza dello stimolo scatenante, ballerina del pericolo. Accade infatti che l’attivazione corporea e minore e molto meno pervasiva nell’ansia che non è la paura.

Se da un lato la reazione somatica al pericolo è una reazione di allarme (sostenuto da un aumento del tono adrenergico che attiva l’organismo per combattere o fuggire dal pericolo che percepisce), dall’altro esiste una componente cognitiva, una valutazione: l’emozione provata sarà tanto più intensa quanto sarà valutato grande il presunto pericolo.

Ansia patologica

Ciò che accade nell’ansia patologica è che il soggetto considera l’attivazione fisiologica come essa stessa un pericolo, fa una valutazione catastrofica di ciò che sta sperimentando e questo stesso processo diventa una minaccia, l’ansia diventa così un disturbo d’ansia.

Nella propensione a trovare ansia che esistono delle differenze individuali. La tendenza generale è legata alla percezione della realtà come minacciosa e di se stessi come incapaci ad affrontare questi eventi della realtà. Si crea quindi un fattore di vulnerabilità che a sua volta rende l’individuo ipervigilante e ipercontrollante rispetto ad indizi di minaccia presenti nell’ambiente, soprattutto nelle situazioni nuove, pericoli che possono essere anche ipotetici e distanti.

Quando esiste un disturbo d’ansia, la vita della persona può essere modificata sul piano delle relazioni interpersonali, o dell’idea che sia su di sé.  Può capitare che l’individuo veniva l’intera giornata assorbito da pensieri e comportamenti legati all’eccitamento di eventi temuti, causando un peggioramento della capacità di far fronte ai compiti che la vita ci pone innanzi oppure delle performance nelle attività quotidiane. Si può avere, infine, un aumento costante della fatica.

Disturbi d’ansia

I principali disturbi clinici sono:


L’ANSIA dal punto di vista PSICANALITICO

Secondo Sigmund Freud, l’ansia (o come lui la definisce, l’angoscia), deriva da una tensione interna causata da forze che in un certo senso tirano da lati opposti. Proviamo ad immaginare. Se io ho un desiderio di fare qualcosa, questo desiderio “spinge” (Freud la definisce pulsione); d’altro lato c’è una forza che non mi permette di soddisfare questo desiderio, un impedimento, un divieto. Tra il divieto e il desiderio si crea una sorta di tensione; questa tensione è l’angoscia. La cosa interessante è che tutto questo meccanismo avviene sotto soglia di coscienza; ciò significa che noi non ci rendiamo conto delle causa della nostra ansia, ma ne sperimentiamo solo l’effetto. Ciò che accade in terapia, è che il paziente esprime il suo problema in questo senso: lui sta male ma non riesce a comprendere il perché. Si sente agitato ma non conosce la causa della sua agitazione. In questo caso lo psicoterapeuta di formazione psicanalitica sarà attento a rendere consapevole il meccanismo inconscio. Secondo la Teoria del Sé di Heinz Kohut l’angoscia e l’ansia sono legati al tema dell’abbandono, del non riconoscimento del bisogno della dipendenza, cioè del riconoscimento del proprio bisogno, dei propri bisogni narcisistici. Questo, semplificando, significa che i bambini che non sono stati riconosciuti nei loro bisogni narcisistici (bisogno d’amore, bisogno di protezione, bisogno di sostegno,…) si sentiranno più insicuri, avranno un livello di autostima molto basso. Da adulti la loro esperienza di frustrazione narcisistica, divenuta ormai inconscia, “si troverà inserita” nella loro struttura di personalità, nel loro carattere. Sarà iscritta nel loro corpo sotto la soglia della coscienza affermerebbe W. Reich.