Disturbi Alimentari

Obeso

ASPETTI DESCRITTIVI DEI DISTURBI ALIMENTARI

Il cibo, non è solo una fonte di energia per il nostro corpo, esso può avere diversi significati e assumere una rilevanza particolare per i disturbi dell’alimentazione. Il cibo è sempre al centro dei pensieri soffre di tale disturbi, esso condiziona la loro vita. Nell’anoressia, ad esempio, assume un valore di “potere” nel senso che il rifiuto delle anoressiche ad alimentarsi può dimostrare un’indipendenza, un’autosufficienza ed una concreta rappresentazione di ciò che provano e sentono.
Nei momenti più difficili è nota la funzione consolatoria assunta dal cibo per le persone obese che in realtà portano dentro di sé delle problematiche profonde di tipo relazionale sia sul piano delle relazioni interpersonali su quello delle relazioni con se stesse, con le proprie emozioni e sentimenti.
Secondo il Manuale Diagnostico E Statistico Dei Disturbi Mentali (DSM IV) i disturbi alimentari vengono suddivisi nelle seguenti tre grandi categorie:

1. ANORESSIA
2. BULIMIA NERVOSA
3. DISTURBI ALIMENTARI NON ALTRIMENTI SPECIFICATI

In generale una persona che soffre di un disturbo alimentare presenta le seguenti caratteristiche psicologiche. Rispetto al rapporto con il proprio corpo viene posta un’eccessiva enfasi sulla forma e sul peso ed esiste un disturbo dello schema corporeo; percepiscono in maniera distorta la fame e il senso di sazietà; presentano delle credenze disfunzionali sul metabolismo e sull’alimentazione.
Secondo Freud il primo livello di conoscenza di noi stessi avviene per mezzo di un “Io corporeo”. Le persone che hanno un rapporto disturbato con l’alimentazione presentano anche una distorsione della percezione del corpo sul piano dello spazio del tempo. Nel caso delle anoressiche esso è percepito più grande di quello che è nella realtà. All’opposto chi soffre di obesità sottostima il proprio peso e la propria forma. In genere più è distorto lo schema corporeo più il problema assume maggiore gravità.
Nell’anoressia il tema della perfezione è centrale ed esso corrisponde all’essere magre; nel obesità il tema centrale è la vergogna ed il fallimento personale.
Per quanto concerne la percezione del senso di sazietà e di fame è stato rilevato che le anoressiche non sanno valutare quando hanno fame mentre le bulimiche non sanno quando sono sazie, mancano cioè, parametri adeguati. Alle anoressiche bastano due biscotti per sentirsi sazie mentre può capitare che chi soffre di bulimia non sappia differenziare il mangiare una fetta di torta dall’intera torta: semplicemente per loro è la stessa cosa. Sul piano della concretezza, della materialità, in genere chi soffre di disturbi alimentari conosce tutto sull’alimentazione e sul metabolismo, sulle calorie di cibi ad esempio; ciò che non conoscono sono i rischi cui vanno incontro assumendo determinati comportamenti (ad esempio l’uso eccessivo di lassativi o di diuretici).
La mancanza di consapevolezza dei danni che possono procurarsi attraverso l’eccessiva alimentazione o, al contrario, l’eccessiva denutrizione, è accompagnata dalla difficoltà nel comprendere i propri stati interni, le sensazioni e le emozioni che provano. Va sottolineata la difficoltà ad esplorare la propria interiorità, di entrare in contatto con il proprio mondo interiore, come pure la difficoltà a dare un significato a quanto vivono. Generalmente la difficoltà a riconoscere che cosa desiderano genera la necessità di una costante conferma dall’esterno.

RELAZIONI INTERPERSONALI
Se da un lato queste persone hanno bisogno della conferma da parte degli altri, dall’altro si sono molto sensibili all’invasività, all’intrusione; e come se non fossero capaci di differenziare se stesse dagli altri, cioè a porre dei confini tra sé e il mondo. C’è un’insicurezza di fondo rispetto ciò che provano che pensano. Il senso “del limite” non percepito in questi individui, non è solo una “regola” che deve essere seguita ma è anche “un confine” che delimita la propria identità. Nell’anoressia c’è un profondo problema di identità legato sostanzialmente alla differenziazione “dalla propria madre”.

La spiccata sensibilità al giudizio degli altri nei loro confronti, pone queste persone in forte dipendenza dall’ambiente relazionale in cui sono inserite, sono insicure rispetto all’immagine che hanno di sé, immagine che corrisponde il loro al proprio senso di identità. È così che ricevere un giudizio negativo sul proprio corpo può innescare un meccanismo che porta ad una dieta ferrea, un circolo vizioso dal quale è difficile uscirne. Spesso non esiste per costoro il concetto di valore come persona, ma un senso di vuoto. In realtà esso è pieno che non viene riconosciuto; sul piano dell’io non sono state abituate ad entrare in rapporto con questo “Vuoto-pieno”.
L’insicurezza porta ad avere elevate aspettative su di sé e sulle persone su cui hanno investito ma anche altrettante delusioni quando cade l’idealizzazione ed incontrano la realtà dell’altro.
Il tema della perfezione è legato al livello di autostima che in queste persone è condizionato dalla forma e dal peso corporeo. L’essere magri corrisponde all’essere belle, perfette quindi ad avere un’identità valorizzata. Pensiamo sul piano sociale all’impatto che il mondo della moda ha sull’immaginario collettivo dove vengono proposti in un certo tipo di modelli femminili dove il corpo sembra quasi scomparire dietro i vestiti che la donna indossa. Il perfezionismo alle quali tendono le anoressiche non è solo legato al corpo ma si manifesta anche sul piano dello studio o del lavoro.
La sessualità negata assume un valore centrale nei disturbi anoressici e bulimici. Essere magre rimanda ad una bellezza desessualizzata, che non è volgare. La restrizione alimentare fa sì che vengano eliminate in un certo senso quelle parti del corpo che generalmente hanno un valore erotico come il sedere, il seno, i fianchi. Inoltre le diete ferree portano ad una disfunzione del ciclo mestruale o addirittura una sua soppressione e quindi rimanda ancora una volta all’eliminazione della una riproduzione sessuale. Se da un lato per le anoressiche tutto ciò che concerne la sessualità viene annullato, dall’altro nella bulimica tutto questo diventa un qualcosa di cui vergognarsi. Chi soffre di disturbi bulimici si vergogna del proprio corpo, evita i rapporti intimi (non solo sessuali). In entrambe c’è un diminuito interesse per l’attività sessuale.