Attacchi di panico

dio pan

Chi ha sofferto di attacchi di panico conosce bene suoi sintomi: paura di impazzire, paura di morire, senso di soffocamento, sudorazione eccessiva, tachicardia, eccetera. Spesso la terapia utilizzata è quella farmacologica, ma può non essere sufficiente. L’attacco di panico, infatti, ha una funzione ben precisa nell’economia psichica dell’individuo. E importante interrogarsi su ciò che sta accadendo. Certamente va interrotto quel circolo vizioso della “paura della paura” e in questo caso può essere necessario l’uso del farmaco.
Chi soffre di attacchi di panico ha una visione ristretta di se stesso e del mondo ed è come se improvvisamente una forte energia irrompesse nella sua coscienza rompendo gli argini di quel contenitore che è la propria visione, la propria coscienza appunto. Allora è importante accostarsi al simboli che emergono nei sogni, nelle associazioni , nei racconti che il paziente porta in terapia per costruire un nuovo modo di interpretare la propria realtà, il proprio rapporto con il mondo e con se stesso.
Tra le predisposizioni agli attacchi di panico ne sottolineo una: il possedere degli stili di attaccamento insicuri connotati ad “ansia di separazione”. Può essere che nella primissima infanzia ci siano stati con i familiari rapporti freddi e distaccati; può essere mancata quell’esperienza di empatia dove, in primis, la madre non ha saputo metabolizzare le esperienze emotive e affettive del bambino. Quando c’è un attacco di panico l’individuo sente questa dipendenza in modo più intenso per cui non riesce più ad allontanarsi da quel luogo sicuro che la propria casa senza essere accompagnato da qualcuno e ripete così un bisogno primario di contatto e di com-prensione. Ma questo punto il contatto che si deve creare è quello con il proprio inconscio, sede di emozioni, di affetti rimossi, di forze oscure.

Il mito del Dio Pan

I miti greci rappresentano la descrizione simbolica di processi psicosomatici vitali. Sono i sogni dell’umanità che emergono nell’inconscio collettivo.

Il Dio Pan (da cui il “panico” prende il nome), è il Dio della natura , è lo spirito stesso della natura in tutte le sue forme. È un nel selvaggio, un dio della vegetazione, dei ruscelli, dei boschi degli animali. La parte istintiva dell’uomo. Nell’iconografia greca è rappresentato per metà umano e per metà animale. La parte umana coinvolge il volto e il torso muscoloso mentre la parte animale riguarda le gambe ricoperte di pelo, con corna e zoccoli; egli ricorda molto le figure medievali del diavolo. È stato infatti avvicinato al diavolo delle passioni e del sesso perché è un dio dalla prorompente sessualità. Egli abita le grotte, le foreste. Lo si trova vicino ai fiumi e ai ruscelli, in fondo agli abissi, vaga attraverso i boschi inseguendo le ninfe, danzando e suonando il suo flauto magico a sette canne, strumento con il quale conquista seduce le ninfe. È un dio particolarmente caro a Dioniso.
Dentro di noi rappresenta l’istinto, la passione, la sessualità e l’energia primitiva. Sono tutte le parti che in genere sono inascoltate da tempo in chi soffre di attacchi di panico. E la natura profonda dell’uomo. Vivere in superficie, cioè ingabbiati dentro ruoli, maschere, personalità rigide fa sì che questa forza profonda irrompa violentemente portando con sé una domanda di cambiamento. Il Dio Pan agisce in natura quando arriva la primavera che risveglia dal sonno, dal torpore dell’inverno, portando con sé la freschezza di un anno nuovo.

L’attacco di panico indica che da molto tempo è mancato rapporto con questa parte profonda di noi. Il suo aspetto drammatico sta proprio nel fatto che, sebbene molti elementi indicano la necessità di aprire ad un libero fluire delle energie vitali (cioè il darsi delle prospettive nuove e di, trasformare alcune rigidità), accade esattamente il contrario. Ci si fa accompagnare, si vive nella dipendenza, si rimane a casa, si chiude con i contatti con gli altri. In altre parole si lotta contro le irruzioni del Dio Pan e ci si difende da ciò che sta accadendo; è così che si crea una patologia nella patologia ossia aumentano sempre di più i comportamenti di evitamento che si protraggono per mesi e a volte per anni. Lo spazio vitale si riduce ancora di più.
È un dio dio che ha a che fare con le parti profonde dell’uomo e della natura, egli si mostra anche come il Dio dei sogni, sicuramente degli incubi; ma se all’inizio ciò che emerge può essere pauroso man mano che ci si accosta ai contenuti ai sogni, alle immagine e alle fantasie ad esso legate, via via cioè che diventa più familiare, alla fine rivelerà i suoi tesori. La ricchezza che il Dio Pan che mostra è la direzione del nostro cambiamento.